Pausa caffè

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Computer VS carta a scuola (e non solo…)

Written By: La zia Mary - Apr• 18•13

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Mi viene sempre più spesso chiesto cosa io pensi dell’uso dei tablet/netbook a scuola. Chi mi conosce sa benissimo quanto ami smanettare con i PC e quanto adori sperimentare con le nuove tecnologie: mi piace stupire i miei ragazzi avvicinandomi al loro mondo per cercare di portarli anche un po’ nel mio. Negli ultimi anni però l’uso delle tecnologie informatiche sembra sempre più finalizzato a se stesso che non a un proficuo utilizzo. L’informatica deve insomma semplificare la vita e non complicarla: è questa a mio parere la prima regola che bisognerebbe rispettare. Quando allora ha senso utilizzare le TIC (Tecnologie Informatiche della Comunicazione) a scuola? Solo in due casi:
– se migliorano la qualità dell’apprendimento
– se agevolano il docente nell’organizzazione quotidiana del suo lavoro.
In tutti gli altri casi rappresentano una perdita di tempo e di energie.
Come migliorare quindi la qualità dell’insegnamento? Attraverso l’uso di strumenti che possano meglio rispondere alle mutate modalità di apprendimento degli studenti. Serve però avere sempre il polso della situazione: occorre far seguire all’iniziale entusiasmo una passione che non si esaurisca subito, ma che produca risultati apprezzabili dal punto di vista del prodotto e dell’impegno dimostrato dai nostri alunni. I nuovi testi digitali, tanto sbandierati come panacea dai vari progetti come “Generazione Web”, sono dei semplici PDF (copie) dei testi di carta. Qual è allora il vantaggio di un testo digitale se non presenta link, immagini animate e in 3D, presentazioni multimediali o video? Non è forse meglio il classico libro cartaceo che si sfoglia facilmente e fornisce la visione della doppia pagina, che permette sottolineature e veloci appunti senza che ci sia il rischio che ogni tre per due tutto venga cancellato con l’ennesimo aggiornamento del software? Perché insomma costringere entro poco più di anno, come previsto dalle nuove direttive minesteriali, tutte le scuole ad adottare il testo digitale o misto? Che senso ha per i bambini di sei anni dover cercare di completare su un’immagine statica quelli che erano gli esercizi da svolgere sul libro? Saranno in grado invece le case editrici di stravolgere tutti i loro testi per rincorrere questa forzatura? Riusciranno soprattutto a trovare un programma, possibilmente che non abbia il monopolio in tutta Italia come succede ora, che li tuteli dal punto di vista del copyright pur permettendo animazioni e arricchimenti multimediali nel testo? Ai posteri l’ardua sentenza.

Qual è il miglior docente?

Written By: La zia Mary - Apr• 12•13

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QUALE CONFINE CI DEVE ESSERE TRA ALUNNI E DOCENTI?

Quanto noi insegnanti siamo responsabili nei confronti dei nostri studenti? Siamo solo proff o anche educatori? E, nel secondo caso, fino a che punto? Questi i temi di una piacevole chiacchierata con un futuro insegnante.
Probabilmente ognuno darebbe una risposta diversa perché ognuno di noi è unico. E la stessa unicità si evidenzia nel rapporto con i nostri ragazzi. Questo aspetto per me ha sempre manifestato un’incognita in quanto spesso mi è sembrato incoerente l’atteggiamento di alcuni alunni che da un canto apprezzavano il professore severo, preparatissimo e inarrivabile, ma dall’altro lodavano anche l’altro insegnante umanamente presente, volenteroso, disponibile e in gamba. Come è possibile? Cosa può accomunare due figure professionali così diverse? Mi tornano alla mente le parole di chi mi ha dato indicazioni per il mio orientamento universitario; diceva: “per essere un buon insegnante devi sapere, sapere insegnare e aver voglia di farlo”. Credo sia questo ciò che gli studenti colgono in prima battuta di ogni prof. Tutto il resto è la manifestazione di come vogliamo porci e diventa una tessera di puzzle che fornirà ai nostri giovani l’immagine della complessa società in cui vivono.
Personalmente non riesco a non cercare di creare un legame forte con la classe, ovvero con ciascuno, ma proprio ciascuno, dei suoi componenti; ciò implica un impegno maggiore in termini di tempo, di attenzioni e di coinvolgimento, ma ne vale la pena. Unica grande difficoltà resta quella di sapere staccare la spina al momento giusto per poterla usare per ricaricare le batterie, dedicando tempo alla famiglia e a se stessi. Solo così riesco a trovare il giusto equilibrio per entrare in aula col sorriso e a casa serena.